LA DOLCE VITA

TITOLO ORIGINALE La dolce vita
ANNO 1960
PAESE Italia
REGIA Federico Fellini
GENERE Drammatico
ATTORI PRINCIPALI Marcello Mastroianni, Yvonne Furneaux, Anita Ekberg, Anouk Aimée, Alain Cuny, Magali Noël, Annibale Ninchi, Walter Santesso, Valeria Ciangottini, Enzo Cerusico, Laura Betti, Nadia Gray
DURATA - FOTOGRAFIA 167' - bianco e nero
PRODUTTORE DVD Nouveaux Pictures
Le notti di Cabiria - Fellini: Giulietta Masina

 

 

Le notti di Cabiria - Fellini
Le notti di Cabiria - Fellini: Giulietta Masina
Le notti di Cabiria - Fellini: Amedeo Nazzari
Le notti di Cabiria - Fellini: Giulietta Masina

 


Punteggio assegnato al film: ****½
Punteggio complessivo assegnato al dvd (edizione e film): ***

Recensione del 14/10/2012

 

  

Qualità video: discreta
Qualità audio: sufficiente
Lingue: Italiano Mono
Sottotitoli: inglese, obbligatori, ma assenti per i dialoghi in inglese
Formato video: 2.35:1  16/9
Extra significativi: intervista ad Anita Ekberg (in inglese)

Edizione per il mercato britannico ricavata da quella pubblicata da Medusa




DI COSA SI TRATTA: Marcello Rubini, scrittore mancato, è un giornalista a caccia di notizie nella Roma del 1960.

COSA MI E' PIACIUTO: pur essendo estremamente fantasioso, è anche il film forse più concreto di Fellini, quello in cui non si serve dell'intermediazione del sogno ma mette a nudo la vera essenza dell'umanità che mette in scena. Ci sono quattro rapporti fortemente simbolici tra Marcello e gli altri personaggi. Quello con la fidanzata, attraverso il quale rivela la sua attrazione sistematica per l'opposto di ciò che sta vivendo, e che ha il suo culmine nel violento litigio in macchina, in mezzo a una strada di periferia, nella notte. Quello con Steiner, l'amico che invidia perché ha saputo perseguire le sue aspirazioni, ha formato una bellissima famiglia e si circonda di gente interessante e positiva. Quello con il padre, nel quale vede con sgomento proiettato sé stesso in un futuro plasmato dalla superficialità e dalla vanità. Quello con una ragazzina, Paola, che lui non sa capire, e che invece vorrebbe suggerirgli, nel bellissimo finale, che il cinismo e l'autodistruzione attraverso lo svacco sistematico non sono l'unica via percorribile. L'unica parte de La dolce vita che rispetta in senso letterale il significato del titolo è quella con Anita Ekberg, che non a caso, anche se ingannevolmente, è scelta comunemente come icona del film. Le fa da contraltare la ributtante baracconata (cinematograficamente uno dei momenti più alti del film) della pretesa visione della Madonna da parte di due ragazzini, per non parlare della tragedia di Steiner, che invece è trattata con sobrietà agghiacciante. Sebbene il film duri quasi tre ore, non si ricordano scene che non siano pienamente funzionali alla narrazione. Ogni aspetto artistico e tecnico attinge a livelli d'eccellenza. Ma a mio parere la sua virtù più grande, purtroppo insensibile allo scorrere del tempo, è la sua dolorosa attualità.

COSA NON MI HA CONVINTO: -

Ho visto La dolce vita in italiano senza sottotitoli.


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