COSA MI E' PIACIUTO:
il film parte con un ritmo folle, nonostante l'impianto teatrale, e lo mantiene fino alla scena della battaglia, che rappresenta, stilisticamente, la chiave di volta. La battaglia mi ha ricordato alcuni finali di Schumann, per esempio della sonata op.22, in cui il compositore scrive "più veloce possibile", e in seguito soggiunge "ancora più veloce". L'effetto è ottenuto soprattutto attraverso il montaggio: le sequenze constano di un numero via via decrescente di fotogrammi, e l'impressione è quella di essere presi dentro un turbine. E' una delle scene di battaglia più coinvolgenti e spettacolari che mai si siano viste al cinema. Dopo, improvvisamente, il ritmo si placa. Se nel pre-battaglia Welles giustappone brevi sequenze riprese da punti di vista continuamente cangianti, dopo prevalgono le inquadrature fisse, e sembra di assistere ad un vero e proprio spettacolo teatrale. Falstaff è interpretato da uno strepitoso, mongolfieriforme Welles. Il suo contrario è l'Enrico IV di John Gielgud, quintessenza della teatralità scespiriana (il materiale per il film è tratto da diverse opere di Shakespeare miscelate). C'è anche un tutto sommato sobrio - ancorché pesantemente truccato - Walter Chiari, nei panni di Mr Silence, balbuziente.
COSA NON MI HA CONVINTO: il ritmo del post-battaglia è propriamente teatrale. Permanendo, come all'inizio, molto fitti i dialoghi, la ricchezza testuale si affaccia pericolosamente verso la verbosità, talvolta cadendovi.
Ho visto Falstaff in inglese con i sottotitoli in spagnolo, visto che quelli inglesi non sono la trascrizione dei dialoghi, e quindi mi confondevano.
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